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Quando a parlare è una donna

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Quando a parlare è una donna

Cosa accade se ad esprimere pareri è una donna? Nulla di strano, certo, ma in certi contesti ho potuto appurare alcune differenze sostanziali e per nulla trascurabili che desidero condividere oggi con i miei lettori, in quello che potrebbe definirsi un semplice scambio di opinioni.

Nel corso del tempo ed in base alle mie esperienze e alle testimonianze di donne che conosco, posso con assoluta tranquillità sostenere che l’interlocutore e il suo grado di apertura mentale fanno sempre la differenza e sono molti gli uomini che amano e sostengono le donne a prescindere da retaggi culturali spesso inutili e dannosi nel mondo attuale, in cui la diversità e la cultura fanno da apripista ad una nuova e necessaria inclusione sociale.

Premetto che non amo i luoghi comuni e sono scevra da preconcetti o pregiudizi (la differenza è sottile), ma spesso a farla da padrone è la credibilità stessa della donna che parla. Mi spiego.

La parola è semplificata per le figlie di… Coloro che hanno indiscutibilmente beneficiato di onorarsi di una paternità prestigiosa, ma senza scadere in un luogo comune e non per questo reale in ogni caso. Le donne acquisiscono maggiore credibilità attraverso lo studio ed è palese l’accoglienza della parola femminile in contesti lavorativi di alto profilo, per quanto sia comunque spesso necessario un passo in avanti con forza.

Le donne hanno fatto indubbiamente passi da gigante e le più combattive e fortunate sono riuscite a ritagliarsi una certa credibilità e quanto meno un certo valore sociale, condito da una condotta socialmente meritevole. Per molte resta l’accudimento familiare e non, come elemento imprescindibile dall’essere femminile. Spesso mi sono ritrovata a chiacchierare con uomini, certi della loro forza e allergici alla parola femminile…. I contesti naturalmente diversi e incredibili, per cui va lodato, senza se e senza ma, il maschio che ascolta attentamente e senza presunzione o arroganza anche la parola di una donna. Abbassano lo sguardo o lo tengono fisso su altro, sono uomini deboli e non solo al fascino femminile, ma deboli nell’accettare la parola di una donna: più la donna è emancipata, più pare sortire confusione e paura.

Io ho sempre amato il ruolo della donna sposa, madre, dedita alla casa, ottimo esempio di organizzazione ed equilibrio per ogni componente della famiglia. Ma non esiste solo quel ruolo nobile in cui siamo incasellate da sempre. La libertà di studiare e la possibilità di realizzazione in un momento complicato anche per un uomo determina la sconfitta a piene mani e il ruolo professionale cede il passo al principio sovrano di accudimento.

In un momento in cui ci ritroviamo ad ascoltare dibattiti e progettualità inclusiva (sono anni che ne sento discutere, a convenienza di parte) senza distinzione di genere e dove già in certi contesti è restia la vittoria del merito, mi domando cosa e se esiste qualcosa di malvagio nel poter avanzare la possibilità di avere una donna al Quirinale.

Sia ben inteso, donna con la D maiuscola, meritevole e non solo fascinosa, decisiva e non solo di facciata…. In fondo una donna che parla e agisce con correttezza lo fa anche per le altre.

La società si apre pian piano al nuovo includendo ogni genere, ma certe ataviche condizioni sono il freno a mano ad una crescita morale, filosofica e pratica della nostra bella Italia.

E voi cosa ne pensate?!

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