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Quando la comunicazione incontra la crisi

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Quando la comunicazione incontra la crisi

Nulla è perfetto nel mondo della comunicazione. Al di là di ogni preconcetto o pregiudizio, la comunicazione, seppur strategicamente impostata, non rivela mai in anticipo il suo risultato. La comunicazione trova il suo significato nel risultato ottenuto, anzichè nella sua intenzione.

Per questo motivo anche se l'intenzione può essere buona, bisogna guardare al risultato ottenuto attraverso un certo tipo di comunicazione adottata. A questo mi piace aggiungere che l'importanza di una corretta comunicazione risiede principalmente nel target cui ci rivolgiamo: se adotto un corretto modo di comunicare, ma il mio target di riferimento non possiede gli strumenti per comprendere ciò che voglio trasmettergli, il risultato sarà cmq disastroso! Parlare con la convinzione che tutti possano comprendere il mio messaggio non è mai corretto: bisogna adeguare la forma del messaggio in base a chi sarà il ricevente.

Uno dei motivi per cui la crisi comunicativa impedisce il raggiungimento del risultato sperato è proprio questo: parlare a mio modo a chi non può comprendere! Un esempio eccezionale di una crisi comunicativa è ciò che è accaduto in piena pandemia. Autorevoli professori del mondo accademico hanno cercato di spiegare al mondo cosa stesse accadendo, ma non tutti sono riusciti nel loro intento e ciò che ne è scaturito è stato percepito come un vero moto confusionale che ha contribuito a generare panico e terrore, spesso non giustificato per le eccessive e personali precauzioni prese dai più sensibili. (portare la mascherina in auto in solitaria ne è l'emblema!).

Ma i fattori che hanno determinato la convinzione popolare che ci fosse troppa confusione sulla tematica del virus sono molteplici e dovuti in grossa parte alla mancanza di uguali strumenti di comprensione da parte di molti. Cosa si intende per strumenti di comprensione? Certamente il background di ciascuno di noi, la propria mappa personale che comprende chi siamo, la provenienza familiare, il nostro bagaglio esperienzale, cosa e come abbiamo studiato e fin dove siamo arrivati.

La comunicazione rappresenta un segmento importante nella vita professionale di chiunque, ma non è cosa certa che chiunque vi riesca, nonostante il sapiente modo di agire e parlare nella propria professione. La "colpa" non è sempre dei giornalisti o del sistema mediatico, spesso è questione di porre il giusto accento su "questo o quello" che maggiormente arreda preoccupazione sul resto della popolazione. Inoltre molto dipende dalla corretta attenzione che si è data ad una determinata notizia, il come si è deciso di approfondire la ricerca sull'argomento attraverso anche lo studio ed il confronto con chi risulta preparato ad affrontarlo e sviscerarlo. L'interlocutore con il suo bagaglio fa la differenza. Sempre.

Impostare una giusta e corretta comunicazione non è mai semplice, specie se si vorrebbe raggiungere un più alto numero di persone e nel bel mezzo di una pandemia dove tutelarsi e tutelare diventa prioritario. La pandemia è solo un grande esempio di come la comunicazione mediatica possa indirizzare, ad una grande platea, un messaggio univoco con alcune sfumature in corso di ricerca e studio, senza arrecare maggiore confusione ad una platea assai intimorita e prevenuta di suo. Tutto ciò mi ha portato ad immaginare un mondo nuovo, meno difficile, più saggio e poco egoista.

In pandemia sono emersi egoismi individuali che andavano a sacrificare il bene collettivo della salute, un bene immenso senza il quale sarebbe difficile svolgere qualsiasi azione. Eppure la salute, spesso ostaggio di una politica approssimativa, fatta di pseudo consensi e vigliaccheria sparsa. Se è vero che la Politica deve mitigare alcuni aspetti compromissori che devono coesistere tra gli esseri umani , è altresi  necessario che ciò si pianifichi e avvenga senza forzare verità ed evidenze scientifiche che possano porre le basi per rischi maggiori.

Ognuno ha fatto la propria parte. Nel bene  e nel male. Alla fine è il famoso target con i suoi strumenti di comprensione, più o meno appropriati, che fa la differenza nell'apparente caos. Di cose da evidenziare ce ne sarebbero a milioni, ma preferisco fermarmi qui: la pandemia vuole essere solo un esempio eclatante di ciò che può accadere in una erronea comunicazione tra le parti su una tematica, la salute, così necessaria da preservare; a prescindere da varie fake news diffuse sulla costituzionalità o meno degli interventi adoperati in sua difesa.

La comunicazione è un universo stimolante perchè ci mette in relazione con l'altro e ogni uomo ha un bisogno estremo di questa relazione: pensare di essere soli lontani da tutto non è possibile immaginarlo. Le relazioni erano già pericolanti prima e si avvertiva il desiderio maggiore di serenità e di una costruzione sana dei rapporti, l'imbruttimento del caos e della paura di un nuovo modo di rapportarsi ha fatto crollare e vacillare l'interesse per l'altro in nome di un vile ed inutile egoismo. Molti hanno riscoperto un modo di comunicare meno invasivo e più delicato, sapendo affinare con intelligenza ogni legame, migliorandolo ed ottenendo maggiore rispetto reciproco.

Fare tesoro dei momenti di incertezza è la regola per poter vivere meglio e relazionarsi senza indursi in confusione e delirio. Del resto lo sosteneva anche un tale Leon C. Megginson, professore di management, che nel 1963 utilizzò la frase: " Non è la specie più forte che sopravvive, nè la più intelligente, ma quella che risponde meglio ai cambiamenti", erroneamente spesso attribuita al naturalista Darwin, per descrivere la sua interpretazione del pensiero darwiniano.

E come amo aggiungere io...l'intelligenza, intesa come curiosità e vivacità di spirito, non guasta per la sopravvivenza... Per comunicare anche in tempi di crisi comunicativa ci vuole Anima e Voce.

| Categoria: Comunicare | Tags: comunicazione, pandemia | Visite: (302) | Indietro

 

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